Il morso della vipera – Alice Basso

Ciao a tutti!

Con questa nuova recensione, colgo l’occasione per fare un piccolo annuncio relativo al futuro del blog.

Negli ultimi mesi, ho investito tutte le mie energie nel profilo instagram librieracconti, sia per condividere recensioni, sia per autopromuovermi come autrice.

Devo dire che entrambi gli obiettivi che mi ero prefissata sono stati raggiunti, ma… Un profilo Instagram non è davvero mio.

Un profilo Instagram è di un’azienda privata che, in qualsiasi momento, può privarmi del mio account e di tutti i traguardi raggiunti (come è successo più volte).

Per questo, un po’ alla volta, porterò qui sul blog i contenuti della pagina Instagram che, se mai me la sbloccheranno, rimarrà una versione più ridotta di questo blog che, a partire da oggi, riprenderà a essere aggiornato con costanza.

A voi, che mi seguite su questa pagina fin dall’inizio e a voi che ogni tanto mi avete scritto per sapere se le pubblicazioni sarebbero riprese, facendomi anche i complimenti per ciò che avevo scritto, dico un grande ed enorme “grazie!”

A voi, invece, che siete approdati qui per le più svariate ragioni, dal link che ho lasciato su Instagram o da una ricerca google, chiedo solo un piccolo favore: se vi piace ciò che scrivo, se vi interessano le mie recensioni, i miei articoli di viaggio o le mie guide di scrittura (a breve anche di autopromozione, visto che “sbagliando, si impara”), iscrivetevi al blog.
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Ve ne sarei davvero grata!

E ora, vi lascio alla mia recensione di “Il morso della vipera”, scritto da Alice Basso, la stessa penna che ha dato vita alla brillante e pungente Vani Sarca, ghostwriter con un ottimo intuito nell’investigare l’animo di chiunque, tranne il proprio.

La narrazione ha mantenuto lo stile ironico della precedente saga e ha dato vita a personaggi memorabili che non vedo l’ora di ritrovare in un futuro secondo volume, che dovrebbe uscire a breve.

Anita, la protagonista, è una dattilografa schifosa, come ci tiene spesso a sottolineare, e ci porta negli anni del fascismo, all’interno di una casa editrice che pubblica, in traduzione, racconti polizieschi americani.

Tra amiche brillanti, fascisti veri o apparenti, la storia cattura il lettore fin dalle prime pagine e si snoda con scioltezza per l’intera narrazione, tra colpi di scena e punti in sospeso che troveranno di certo risposta nel prossimo volume.

Una lettura che mi sento di consigliare a chi ama i gialli o a chi cerca un romanzo a sfondo storico divertente e incentrato sul mondo dell’editoria.

L’unica domanda che mi pongo, da aspirante scribacchina, è: l’autrice, che ben conosce il mondo editoriale, spesso delinea gli editori come dei personaggini tristi, interessati al solo profitto e perennemente chiusi nel loro ufficio. Possibile che gli editori siano davvero come li rappresenta? O si tratta solo di un mero stratagemma letterario?
Non me ne vogliano gli editori, ovviamente!

Anche perché, al momento, la mia esperienza tende a immaginarli come persone schiette ed estremamente disponibili.
Vedremo nel prossimo futuro!

E voi cosa ne pensate?
C’è qualcuno che ha già letto questo libro?

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