Il grido della rosa – Alice Basso

Amo lo stile frizzante di Alice Basso e aspettavo questo romanzo con impazienza.
Quando si desidera ardentemente mettere le mani su un nuovo libro, in genere è facile rimanere delusi e non vedere soddisfatte le proprie (altissime) aspettative.

In questo caso, invece, Alice Basso ci regala una storia ricca di colpi di scena e intrighi, come sempre espressi con il suo stile originale, leggero e divertente.

Questo romanzo è la dimostrazione che è possibile trattare tematiche importanti, quali il fascismo, le case chiuse e l’ingiustizia che indossa la maschera della legge, con un linguaggio colloquiale e spigliato che, talvolta, strizza l’occhio al lettore contemporaneo che si trova ad assistere a vicende che si svolgono nel 1935.

Mi è molto piaciuta l’attenzione dedicata dall’autrice alle case chiuse negli anni del fascismo, alla vita delle donne che si trovavano costrette a lavorarvi e ai pregiudizi delle patronesse nei confronti di donne rimaste incinta al di fuori del matrimonio.

Ancora attuale l’analisi sul valore della vita umana.

Di recente, su Netflix, ho visto il film “Lost Girls” che ripercorre le orme di un caso di cronaca americana realmente accaduto, in cui le indagini sono state compiute in modo sommario e in cui i notiziari si sono concentrati più sul lavoro delle vittime, che sulla loro sparizione e morte.

Presentate come prostitute e non come persone, le ragazze vittime del serial killer di Long Island non hanno avuto giustizia.

A quando risale il caso di Long Island?

No, non al 1935, come l’anno in cui si svolgono le vicende che vedono Anita protagonista.

Risalgono al 2010.

E perché i notiziari hanno scelto di parlare del lavoro delle ragazze, invece che della loro sparizione? Perché non vale la pena cercare una prostituta scomparsa. Perché una prostituta sa che il suo lavoro è rischioso e “se l’è cercata”, come se questo autorizzasse maniaci e psicopatici a uccidere o violentare.

Cosa ne pensate di questo argomento? State seguendo la saga di Anita?


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