Un popolo di roccia e vento – G. H. Bonde


Ho preso questo libro approfittando della promozione Feltrinelli “due libri a 9.90”
Non era un libro che avevo in mente di acquistare.
Nemmeno lo conoscevo, prima di sfogliare il catalogo dei volumi in promozione, ma sono contenta di averlo scelto.

L’autrice, di origini iraniane, è fuggita in Svezia insieme ai genitori quando era ancora bambina e il suo vissuto è sicuramente fuso con le vicende di Nahid che, fin dall’inizio, ci viene presentata come una persona scontrosa, acida, talvolta addirittura maleducata con chi vorrebbe aiutarla.

Nahid dice di non saper tenere a freno la lingua, il che è assolutamente vero, ma il punto di vista narrante in prima persona ci permette di capire che ciò che dice non è sempre ciò che pensa.

Il suo essere così respingente nei confronti degli altri è una maschera, un modo per sfogare la sua frustrazione e i suoi sensi di colpa, nati quando era ragazzina e cresciuti giorno dopo giorno.
Nahid più volte si ripete che i suoi ricordi, il suo passato e le sue origini sono ancora lì, mai davvero superate.
Parla di se stessa come una donna di sabbia, che scivola tra le dita e torna alla terra a cui appartiene, a differenza delle radici, immobili nel terreno, saldamente ancorate al luogo in cui risiedono.

La sabbia torna alla terra perché è alla terra che appartiene. Noi possiamo raccoglierla, imprigionarla fra le dita, spostarla. Ma se anche passassero gli oceani di tempo o ce la portassimo dietro per centinaia di miglia, essa, non appena se ne presenterà l’occasione, tornerà alla terra. Allo stesso modo, anche noi, tutti noi, siamo legati alle nostre radici.

Questo libro è una storia di rimpianti, di rimorsi, di speranza per una nuova vita, quando ormai è troppo tardi e tutto sembra perduto.

La vita di Nahid è stata segnata da speranze disilluse, un amore fallito, una famiglia distrutta, una fuga…
Nahid e il suo modo ostile di rapportarsi agli altri sono il prodotto di una rivoluzione fallita e della perdita della sorella minore che, lei lo sa, non le è mai stata davvero perdonata.

Le parole di Nahid scorrono veloci tra passato e presente, a volte si confondono, fino all’inevitabile finale.
Non è un romanzo leggero, non è narrativa d’intrattenimento, ma è una lettura che consiglio.

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